Dal 2014 a oggi tanti brand, a partire da Salvatore Ferragamo (ma anche H&M), hanno creato collezioni con i tessuti completamente green ricavati a partire dagli scarti delle arance. Si chiama infatti Orange Fiber (www.orangefiber.it) la società di Catania che punta sull’economia circolare e realizza tessuti sostenibili per la moda ricavati dal “pastazzo”. Sai cos’è? Quell’insieme di buccia, semini e filamenti che rappresenta il 60 per cento del frutto e che avanza dopo che si è spremuta l’arancia: a partire dal pastazzo, grazie a un processo brevettato, viene estratta la cellulosa adatta alla filatura. Il progetto si è esteso ai principali Paesi produttori di succo di agrumi e i risultati sono eccellenti: il filato che si ricava è pregiatissimo e si presta a trasformarsi in tessuti molto richiesti dal mercato fashion.
28/12/2023
Non solo arance
I tessuti prodotti con scarti alimentari cominciano a diffondersi. In Spagna, sono stati brevettati i tessuti Piñatex, dall’ananas; in Svizzera Bananatex, dalle bucce di banana; in Germania Qmilk, derivante dalla caseina ottenuta dalla lavorazione degli scarti del latte scremato.
In Giappone è nato il cashmere vegetale (Soyebean Protein Fiber), prodotto dai rifiuti della lavorazione della soia, e il Craybon, dall’estrazione di chitosano dall’esoscheletro dei crostacei, poi miscelato con fibre come il lino o il cotone. Negli Stati Uniti, c'è la fibra di mais (Corn Fiber), utilizzabile tra l’altro anche nell’industria edile; a Taiwan, l’S. Cafè, una fibra nata dalla lavorazione dei fondi di caffè e con alta capacità traspirante e anti odore.